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Vini italiani Vs Vini californiani. La situazione del mercato in USA

Molti ci chiedono com’è la situazione di mercato per esportare vino negli Stati Uniti. Vogliamo quindi fare il punto della situazione, prendendo in considerazione la competitività dei vini della California e le enormi potenzialità ancora a disposizione per penetrare il mercato USA, con l’esportazione dei vini italiani.

Esportare Vino negli USA

esportare vino italiano negli stati uniti
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Gli americani negli ultimi anni si sono riscoperti grandi estimatori del vino italiano. Questo dato ha spinto i viticoltori italiani ad aumentare ulteriormente il marketing con gli USA, di fatto il più grande mercato vinicolo al mondo.

La mossa per quanto azzardata possa sembrare, è stata ben accolta dai consumatori d’oltre oceano ed è riuscita ad consolidare definitivamente l’immagine del vino italiano in america.

È la più grande campagna promozionale che abbiamo mai fatto“, ha dichiarato Maurizio Forte, direttore dell’agenzia di commercio italiana della sede di New York. “La maggior parte dei consumatori americani considera il vino italiano casual, il vino quotidiano, ma l’Italia è molto più di questo…“, ha detto Forte a Wine Spectator durante lo svolgimento della fiera Vinitaly a Verona, da anni la più importante fiera del mercato del vino in italia e molto conosciuta anche all’estero.

La (nuova) tradizione vinicola californiana

La tradizione vinicola californiana è considerevolmente più giovane di quella italiana, e non presenta una notevole varietà di vini come accade in Italia.
L’ambiente in cui viene prodotto un particolare vino, inclusi fattori come il suolo, la topografia e il clima, è fondamentale per i produttori di vino italiani. In Italia si coltiva vino da centinaia di anni e ancora oggi è nella loro tradizione.

Quando si visita un produttore di vino in Italia, si comprende esattamente perché stia coltivando un particolare vitigno in quello specifico appezzamento di terreno. La maggior parte dei produttori di vino della California si affida invece a tecniche di produzione avanzate per sviluppare e progettare il vino.

In California, la maggior parte della coltivazione dell’uva avviene sulle valli, in una posizione facile da lavorare. Ogni sistema di vigneto include un sofisticato sistema d’’irrigazione. Grandi ventilatori sono posti tra i vigneti per far circolare l’aria calda durante la primavera e per evitare il congelamento dei grappoli. Con l’aumentare dell’apprezzamento per il terroir ad esempio, la coltivazione risale leggermente la collina.

In California eccelle la tecnologia, in una costante ricerca disciplinata. L’Italia ha alle spalle la storia, con migliaia di anni di esperienza pratica, la cultura dell’imparare lavorando. Nella classifica mondiale del 2017, un vino californiano si è attestato al primo posto: il Sadie Family ‘T Voetpad Swartland 2015.

Il contributo italiano nello sviluppo vitivinicolo della California

L’immigrazione italiana ha comunque dato il proprio contributo allo sviluppo dei vigneti californiani, in particolare a San Francisco e ad est di questa regione americana. Nel 1890 c’erano più immigrati italiani in California che negli stati confinanti di New York. La prima generazione eccelleva nell’agricoltura, specialmente nel vino, infatti in quel periodo storico lo Zinfandel (identico al Primitivo italiano) divenne l’uva da vino più coltivata in California prima del proibizionismo.

Le peculiarità dei vini italiani e di quelli californiani

In Italia, a differenza della California, ci sono notevoli differenze tra ogni regione; le loro culture si riflettono sulla lavorazione delle uve. Vi sono 73 vini DOCG s dislocati in 15 regioni diverse, ma la maggior parte di essi è concentrata in Piemonte, Lombardia, Veneto e Toscana.

Malgrado il clima molto simile all’Italia, in California viene prodotto un nuovo e diverso assortimento di vini fedele alle varietà italiane nel gusto, ma non nella tradizione. Il clima mediterraneo è ricco di microclimi molto diversi tra loro e questo rende il vino italiano unico al mondo.

Nella Contea di Napa e in altre parti dello stato Californiano, le varietà italiane sono a volte difficili da coltivare, vi è quindi, per forza di cose, un adattamento culturale.

Degna di nota è la California Barbera che si è ritagliata una nicchia tra i vini in stile italiano californiani. Sebbene l’imbottigliamento di Sebastani e Martini fosse spesso considerato il migliore e a prezzi ragionevoli, la California Barbera raggiunse una svolta negli anni ’90 e malgrado il prezzo molto superiore a parecchi vini italiani,  è diventato il preferito da molti californiani.

Classificazione dei vini californiani

I vini Californiani sono classificati in accordo al sistema di qualità in vigore negli Stati Uniti d’America in cui si prevede la divisione territoriale delle aree vinicole. Il sistema prende il nome di AVA (American Viticultural Areas, Aree Viticolturali Americane). Il sistema di qualità Americano è spesso oggetto di critiche a causa del basso numero di norme circa le pratiche enologiche e culturali, un sistema che si ritiene piuttosto vago e permissivo ma che certamente consente ai produttori maggiori possibilità nell’iniziativa personale. Il sistema generalmente garantisce che le uve impiegate per la produzione di un vino siano state coltivate in un’area specifica e in genere con una quota minima del 75%.

Nel sistema non sono previste categorie di qualità crescente, come accade, per esempio, in Francia o in Italia, tuttavia il sistema prevede delle divisioni che definiscono l’estensione dell’area vinicola in accordo alle divisioni amministrative della nazione.

Le denominazioni riconosciute nel sistema AVA sono le seguenti: American or United States (Americano o Stati Uniti), Multi-State Appellation (Denominazione multi-statale), State Appellation (Denominazione statale), Multi-County Appellation (Denominazione di multi-contea) e County Appellation (Denominazione di contea).

L’Italia è il principale esportatore di vino negli Stati Uniti

Secondo Impact Databank, una pubblicazione molto simile a Wine Spectator ,l’Italia è già la principale importatrice di vini negli Stati Uniti. Solo nel 2016 sono stati spediti 37,9 milioni di litri in America, rispetto ai 15,3 milioni di litri della Francia.

Ora la sfida dei viticoltori italiani è quella di elevare la competizione con i vini francesi di fascia superiore. A tal fine, l’associazione di categoria prevede di spendere 25 milioni di dollari in tre anni per una campagna denominata “Wine-Taste the Passion“, che comprende pubblicità, promozioni e formazione per i professionisti del settore enogastronomico.

Un dato su cui riflettere, per il nostro Paese storicamente noto per la grande varietà del germoplasma viticolo (e per i relativi diversi vini prodotti), è relativo alla marcata tendenza alla concentrazione varietale che si sta verificando nei nuovi impianti viticoli, nei quali le prime 10 varietà propagate rappresentano oggi oltre il 45% del totale. Con l’affermarsi di questa tendenza molti dei vitigni già oggi considerati “minori”, se non sorretti da riconosciute produzioni di vini a denominazione d’origine, saranno presto destinati ad un ruolo sempre più marginale nel panorama produttivo nazionale.

Il gradimento USA per i vini Italiani

Alla cerimonia di apertura del Vinitaly, gli organizzatori hanno reso noto un sondaggio svolto da Wine Monitor Nomisma, relativo al gradimento del consumatore americano sui i vini italiani rispetto ai quelli francesi. Il sondaggio ha rilevato che la stragrande maggioranza dei consumatori americani considera la qualità dei vini francesi e italiani alla pari.

Tuttavia, la maggior parte di questi percepisce le due tipologie di vino in modo molto diverso: associano il vino italiano alla “tradizione” e alla “convivialità” , mentre i vini francesi sono visti come “esclusività” ed “eleganza“.

In termini di qualità, il nostro vino è allo stesso livello della Francia“, ha affermato Forte. “Sfortunatamente, il prezzo medio è molto inferiore a quello francese“. Gran parte di questa differenza, ha detto Forte, ha a che fare con il divario tra i prezzi : vini spumanti – Champagne e Prosecco.

Ma il divario ha anche a che fare con la mancanza di comprensione del vino italiano e delle sue denominazioni. “Vogliamo iniziare a rivendicare il nostro posto nella fascia più alta del mercato“, ha affermato. L’agenzia commerciale sponsorizzata dal governo italiano sta iniziando a spingersi nei cinque stati già responsabili di quasi i due terzi delle importazioni italiane di vino: New York, California, Texas, Illinois e Florida.

L’export del Vino italiano in USA

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Il vino rappresenta il 3,5 percento dei 50 miliardi di esportazioni italiane verso gli Stati Uniti, ma è ciò che porta il consumatore all’acquisto è la voglia di immergersi nei sapori e profumi della cultura italiana, per questo motivo il 30 percento del budget promozionale viene dedicato alla sua sponsorizzazione.

Dalle stime effettuate, la vendita di vino italiano negli Stati Uniti dovrebbe superare 2,49 miliardi di dollari (2 miliardi di euro) nel 2022. Solo lo scorso anno c’è stato un aumento di 1,99 miliardi di dollari (1,6 miliardi di euro) .

Le vendite italiane sono cresciute del 240% negli ultimi 10 anni. In media, i vini spumanti di altri paesi, tra cui Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti, sono cresciuti solo del 50% nello stesso periodo di riferimento. Le stime, pubblicate appena prima dell’inaugurazione del Vinitaly, prevedono una crescita delle esportazioni del 22,5% entro il 2022, con un tasso di crescita annuale di circa il 4,5%.

Degne di nota Germania e Regno Unito, che seguono gli USA rispettivamente come secondo e terzo importatore di vino italiano, ma i loro mercati sono ovviamente più piccoli, e dovrebbero crescere a un ritmo più lento, con un aumento del 2,5% e del 5% entro il 2022.

La tendenza che emerge a livello globale, ma in particolare negli Stati Uniti, è quella di una” riclassificazione “dei vini italiani, il che significa una crescita delle vendite di vini di fascia più alta“, ha detto Denis Pantini, analista di Nomisma, che ha lavorato alla ricerca . “Un’altra tendenza è la forte crescita del consumo di vini spumanti, che stanno guidando le esportazioni italiane di vino, e sono particolarmente popolari tra i giovani consumatori“.

Le opportunità per esportare vino negli USA

Nomisma ha anche affermato che non considera gli Stati Uniti un mercato maturo.

I dati mostrano che il 64% del consumo di vino italiano è concentrato solo in cinque stati – New York, California, New Jersey, Florida e Texas – mentre nel resto del paese è ancora molto basso“, ha detto Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, organizzatore di Vinitaly. “Stiamo osservando da vicino stati come Pennsylvania, North Carolina e Colorado, poiché li consideriamo quelli con un potenziale di crescita più elevato“, ha aggiunto.

Buone le previsioni anche per il mercato cinese. Si stima un aumento delle vendite del 38,5% entro il 2022 per un valore totale di 198 milioni di euro.

Alcuni cenni sul miglior vino californiano e quello italiano

Il California Chardonnay negli ultimi anni ha raggiunto una popolarità senza precedenti . Si presenta quindi come il più autorevole bianco del Golden State cambiando radicalmente negli ultimi decenni e continuano ad evolversi oggi, con i vignaioli in tutto lo stato che ripensano e affinano i loro vini. Il primo cambiamento sostanziale è stato quello di spostare i vigneti Chardonnay dalle zone più calde a quelli più fresche, dalla metà della Napa Valley e della Sonoma settentrionale, ad esempio a Carneros, Russian River Valley e Sonoma Coast.

La neutralità dello Chardonnay gli consente di essere manipolato in vari modi. I viticoltori ne apprezzano la crescente popolarità, così come lo status di bianco più famoso dello stato d’oro, questo ha dato vita ad una forma di concorrenza spietata che arriva da ogni direzione ,Oregon Washington, Cile e addirittura Nuova Zelanda. Di contro, questa è una buona notizia per i consumatori, dal momento che dovrebbe forzare un ridimensionamento dei prezzi.

Per l’Italia invece, in gran voga l’Oreno 2015. giudicato il miglior vino 2017 da una classifica stilata da una giuria internazionale, con esperti italiani , americani, inglesi, spagnoli e giapponesi. Il vino è nato nel 1999 e Moretti era sul podio del Biwa già nel 2013 (terzo posto) e nel 2014 (secondo posto). Lo scorso anno era fuori dalla classifica. Un vino che è cambiato in questi anni.

Infine, non c’è più il Sangiovese, sostituito con Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, mentre resta molto apprezzato il Merlot.

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